Metamorfosi
Mi chiedeva se non fossi stanca di lottare, di crederci, di sperare. Rispondevo: “No!”.
Ne ero convinta, lo avrei fatto per sempre. Almeno finché non ho capito davvero chi avevo davanti.
Ho sempre sostenuto che lui fosse divorato da un mostro; una creatura esterna che si nutriva della sua anima gentile, amorosa, sensibile. Ero certa che il “vero lui” fosse quello mostrato per anni.
- Era speciale? Sì, lo era.
- Cosa vedevo? Fuoco negli occhi, voglia di sognare.
- Cosa sentivo? Una connessione empatica mai provata prima.
Captavo ogni sua vibrazione a distanza, anticipavo ogni mossa. Per lui ero “incredibile”. Già, incredibile… fino a quando un marcio fradicio ha invaso la sua vita, rendendolo un estraneo.
All’improvviso, la voce è diventata cupa, strafottente, cattiva. Le sue azioni erano mirate, lame affilate per colpire con precisione. Diceva che era necessario farsi odiare “per il mio bene”. Una barzelletta atroce, ma era la sua verità.
”Devo essere cattivo, mi devo fare odiare, lo faccio perché ti voglio bene.”
Mi sono chiesta: come si può fare male di proposito a chi si ama?
Gli specialisti dicono: “Non ti ha mai voluto bene, ti ha usata finché servivi”. Forse è così. E il metodo scelto è stato il più vile: il silenzio. Non un silenzio vuoto, ma un silenzio punitivo. Scrivi per sapere come sta? Segnale morto. Ti risponde e poi ti lascia lì, appesa al nulla. Se ne va.
Oggi guarderei quegli stessi occhi e ci vedrei solo l’abisso. Ho dato un pezzo importante della mia vita a qualcuno che, probabilmente, ha recitato lo stesso copione con altre mille persone.
Forse oggi ho capito chi sei davvero, anche se una parte di me — quella più fragile — spera ancora sia solo un “periodo”. Pensi di aver vinto? Non lo so. Io in te sento solo un vuoto immenso.
- La verità: Ci sono connessioni che non si recidono col silenzio.
- La maschera: Non mi freghi con i tuoi “Va alla grande”.
- La realtà: Io so cosa hai dentro e lo saprò sempre, anche se cerchi di nasconderti.
Io vado avanti. Scalo le mie montagne e ti lascerò lì, ai piedi dell’Everest, mentre io proseguo verso la cima.
Se mi chiedessi oggi se sono stanca, stavolta la risposta sarebbe diversa. Direi: “Sì, mi sono stancata”. È un momento fatidico. Sono qui, davanti a quell’uscio… e stavolta sono pronta ad attraversarlo.