Storia di ordinaria follia
Mi chiamo Giulia, ho 39 anni.
Sono stesa sul letto a pancia in giù, con il caricabatterie attaccato perché sono al 4%, a fissare la chat di Francesco, l’uomo che Domenica sera mi disse,dopo 3 anni di relazione:
“sei la donna della mia vita” e che da Lunedì mattina è diventato un fantasma che visualizza le mie storie ma non risponde ai miei messaggi. Ecco la cronaca di quello che le mie dita vorrebbero urlare e di quello che il mio orgoglio mi costringe a cancellare.
LUNEDÌ – ORE 19:30 (II primo silenzio);
stato: online. Ultimo messaggio inviato da me (ore 09:00):
“buongiorno amore! Dormito bene?”
stato messaggio: 2 spunte blu.
BOZZA 1:
“ei? tutto bene? è successo qualcosa?”. Cancello. Troppo ansiosa. Non voglio sembrare la fidanzata appiccicosa.
BOZZA 2:
“sei vivo? ahah”. Cancello. Il “hahaha”, è falso. Non fa ridere. Sono preoccupata.
BOZZA 3:
“Immagino tu sia incasinato col lavoro. Quando stacchi chiamami”. Invio.
MERCOLEDÌ – ORE 23:15 (II Panico);
stato: ultimo accesso oggi alle 23:10. Il mio messaggio di Lunedì: visualizzato. Nessuna risposta.
BOZZA 1:
“Francesco, mi stai spaventando. Perché non rispondi? Ho fatto qualcosa di sbagliato? Domenica eravamo felici”. Cancello.
“Ho fatto qualcosa di sbagliato?”, è la frase delle disperate. Non devo dargli questo potere.
BOZZA 2:
“ho visto che hai messo like alla foto di quella tizia. Quindi il telefono ti funziona. Mi prendi per il c*o?”. Cancello. Troppo aggressiva. Se poi ha avuto un problema vero? Passo per pzza istrca.
BOZZA 3:
“ei.”. Cancello. Un “ei” dopo 48H di silenzio è elemosina.
AZIONE: non scrivo niente. Guardo la sua foto profilo. Siamo noi 2 al mare, 2 settimane fa. Sorridiamo. Mi avevi detto:
“non ho mai amato nessuno così”. Le persone che amano non spariscono di Mercoledì senza avvisare. O forse si? Forse l’amore moderno è questo? Vado a dormire con il telefono sotto il cuscino, sperando che la vibrazione mi svegli. Non vibrerà.
VENERDÌ – ORE 02:40 (La Notte dei Mostri);
stato: online. È online alle 3 di notte. Con chi parla?
BOZZA 1 (Il flusso di coscienza):
“sai qual è la cosa che mi fa più male? Non è che non mi vuoi più. È che non hai le palle di dirmelo. Mi hai detto: “ti amo” 3 giorni fa. Me lo hai detto guardandomi negli occhi. Eri un attore? Era tutto finto? Come fai a dormire sapendo che io sono qui a chiedermi se sono abbastanza? Sei un codardo. Sei un bambino. Mi fai schifo.”. Il mio dito trema sul tasto invio. Vorrei inviarlo. Vorrei che leggesse quanto mi sta distruggendo. Ma so cosa succederebbe. Lui lo leggerebbe. Forse riderebbe. Forse lo farebbe vedere agli amici:
“guardate questa pazza come sbrocca” e poi mi bloccherebbe.
Non voglio dargli la soddisfazione di vedermi crollare. Tengo premuto il tasto Backspace. Cancello tutto. Cancello: “ti amo”. Cancello: “codardo”. Cancello: “schifo”. La barra torna bianca. Il cursore lampeggia. Tic. Tic. Tic. È il battito del mio cuore che rallenta.
DOMENICA – ORE 10:00 (Una settimana dopo);
mi sveglio. Apro Instagram. C’è una sua storia. È lui. È a un aperitivo. Ride. Ha un bicchiere in mano. C’è una ragazza taggata. Non sono io. Nessun ltto. Nessun incidente. Nessun telefono rotto. Semplicemente, la sua vita è andata avanti. lo ero un episodio della serie TV che ha deciso di non rinnovare per la 2ª stagione. Senza nemmeno mandare i titoli di coda.
Torno su WhatsApp. Apro la chat. Scorro in alto. Leggo il suo ultimo messaggio, di Domenica scorsa:
“buonanotte amore mio. A domani. Non vedo l’ora di vederti”. “A domani”. È la bugia più crudele del mondo. Scrivo un’ultima cosa.
BOZZA FINALE:
“addio, Francesco”. La guardo. A che serve? Lui se n’è già andato. Un “addio” inviato a chi non c’è più è solo un monologo. Cancello anche questo. Blocco il contatto. Elimino la chat.
SISTEMA: eliminare i messaggi in questa chat? I media andranno persi.
IO: si. Elimina tutto. Lo schermo diventa bianco. Non ci sono più le spunte blu. Non c’è più l’ultimo accesso. Non c’è più la prova che qualcuno mi abbia mai detto: “ti amo”. Sono tornata vergine, ma piena di cicatrici.
Mi chiamo Giulia, ho 39 anni e ho imparato che la violenza peggiore non è uno schiaffo, ma è qualcuno che ti fa credere di essere il centro del suo mondo e poi spegne la luce senza nemmeno dirti dov’è l’uscita.